SNG - gioco post flop

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Il gioco Post Flop

Nei primi capitoli della strategia per giocare i sit (che trovate sul mio portale ildruido.it) abbiamo parlato di Starting hands per i primi livelli e di Tabelle per Steal e Re-Steal in fase middle game. Abbiamo anche dato alcune linee guida per il gioco post-flop, ma non abbiamo approfondito molto. Oggi vorrei trattare l’argomento in modo più approfondito tentando di migliorare le vostre skill di gioco post-flop aiutandovi a leggere il board. Siccome ancora non abbiamo parlato di software di statistica e di lettura degli avversari, il board rappresenta tutte le informazioni che abbiamo (al momento) per il gioco post-flop. Supponiamo di aver aggredito il piatto con un raise da MP1 con AK, veniamo chiamati da 2 giocatori che hanno posizione su di noi, dobbiamo fare la c-bet? La risposta a questa domanda dipende dal flop (board) che è uscito.
Vediamo come sempre le varie possibilità:
1) Abbiamo colpito il flop e quindi abbiamo TPTK su un flop Dry: in questi casi non si parla di c-bet, ma di value bet e dobbiamo essere disposti ad investire spesso tutte le nostre chips se non abbiamo motivi seri per non farlo. Su un board come A92r o K75r, siamo quasi sempre in testa. Spesso riusciamo a prendere tutte le chips ad avversari che sono entrati nel piatto con KJ o AQ. Un errore comune è quello di giocare troppo lenti con queste mani. Ho visto molti giocatori foldare TPTK di fronte ad un push per paura di set o di doppia coppia. In realtà in questo modo si perde molto value perché si vincono piatti piccoli quando siamo in testa e si devono prendere decisioni molto difficili se lasciamo l’iniziativa ad un avversario aggressivo. Spingere più possibile con le nostre TPTK è il modo migliore per massimizzare il value. A volte ci capiterà di scontrarci contro set o doppie, ma tutte le volte che prendiamo lo stack a mani più deboli, compensano ampiamente le mani perse. Dobbiamo sempre ricordare che le Starting hands servono a tutelarci da decisioni difficili e a farci entrare nei piatti il più spesso possibile come favoriti. Se centriamo il flop non dobbiamo avere paura e dobbiamo estrarre il massimo valore possibile.

2) Abbiamo colpito il flop e quindi abbiamo TPTK su un flop con tre carte alte: rispetto all’esempio precedente qui siamo in una situazione più delicata. Su un board come AQTr o KQJr, la TP non ci dà molte garanzie di essere in testa. Possiamo spingere contro un avversario, anche contro due, ma dobbiamo essere preparati a foldare se incontriamo troppa resistenza. Molti dei nostri avversari entrano in gioco con AT, AQ, KT, KJ, etc. Questo flop puà essere colpito con doppia coppia e anche con progetti, molto spesso riceveremo azione e dovremo foldare la nostra TP. La c-bet va sempre fatta, soprattutto se abbiamo posizione, ma se gli avversari mostrano resistenza nonostante il board minaccioso, dobbiamo prepararci ad un fold in quanto è poco probabile che siamo in testa. La situazione peggiora se due carte sono dello stesso seme. Se siamo fuori posizione con due o più avversari, in questi casi non è una cattiva idea fare check per vedere l’azione. Se gli avversari sono molto attivi, foldiamo e risparmiamo le chips che avremmo investito nella c-bet. Se gli avversari fanno delle piccole bet, possiamo tentare di giungere allo show-down economicamente evitando di correre rischi. In queste situazioni marginali, preferisco privilegiare la protezione dello stack rispetto al “prendere value”. Ricordiamoci che stiamo parlando di avversari sui quali non abbiamo informazioni, questi concetti verranno ampliati quando introdurremo gli articoli sull’uso dei software di statistica e quindi vedremo come affrontare i vari tipi di avversario.

3) Abbiamo colpito il flop e quindi abbiamo TPTK su un flop con molti Draw: Su board molto coordinati, spesso gli avversari amano fare semi-bluff e dobbiamo essere quindi disposti a giocarci tutte le chips con la nostra Top Pair. Immaginiamo che al flop escano A89 con 89 dello stesso seme. Noi facciamo la c-bet e l’avversario va all-in. Dobbiamo chiamare questa puntata perché siamo avanti a molte mani e spesso l’avversario sta attuando un semi-bluff.

4) Abbiamo mancato il board ma il flop è Dry: maggiore è il numero di avversari e minori sono le possibilità di prendere il piatto con una c-bet. Su board molto Dry contenenti al massimo una carta alta, tendo a fare una c-bet fino a due avversari. Con tre avversari preferisco arrendermi e giocare passivamente. Se il board è del tipo T27r o 49Qr, una c-bet spesso ci consegna il piatto perché difficilmente gli avversari hanno colpito qualcosa. Lo stesso dicasi per i board Paired come 22Qr o 993r. Se troviamo resistenza (quindi un call o un raise) abbiamo finito di investire chip nel piatto. Dobbiamo evitare di lasciarci andare a second barrell con Air (puntate al Turn senza nulla in mano), sono spesso giocate poco profittevoli e che necessitano abilità di lettura dell’avversario (cosa di cui non abbiamo ancora parlato). Naturalmente se riceviamo un call a flop e riusciamo a centrare uno dei nostri out al turn, possiamo tornare a spingere.

5) Abbiamo mancato il board ma il flop presenta molti Draw: se il flop è di tipo drwaing e abbiamo mancato completamente il board, faccio la c-bet se ho un solo avversario. Con due o più avversari tendo a preferire l’approccio passivo in quanto raramente riuscirò a prendere il piatto con la c-bet. Immaginiamo per esempio un board di tipo: 678r oppure Q67 con 6 e 7 dello stesso seme. Questo board possono essere colpiti in molti modi da molte mani che potrebbero darci azione e quindi la percentuale di successo di una c-bet è molto minore.

Il Poker è un gioco di informazioni parziali e stiamo tentando, piano piano, di prendere tutte le informazioni che possiamo ottenere e usarle al meglio. Per quanto bravi possiamo diventare, le nostre saranno comunque sempre informazioni parziali. Sarà molto raro riuscire a capire la mano esatta dell’avversario, molto spesso avremo a che fare con un range. Un classico esempio è la frase “L’avversario potrebbe avere Ax o set”. Più diventiamo bravi e più esperienza facciamo e più saremo in grado di restringere il range di mani dell’avversario, ma avremo sempre a che fare con informazioni parziali. Partendo da questo principio, dobbiamo fare la mossa che ci porterà più profitto nel lungo periodo, basandoci su delle percentuali di stima. Quando parliamo di giocarci tutto con TPTK perché spesso un avversario con Ax ci paga tutto lo stack, lo facciamo consapevoli del fatto che nel lungo periodo troveremo molto spesso Ax e raramente un set o una doppia. Per dire questo basta fare un ragionamento sulle mani possibili dell’avversario. Se su un board A92 noi facciamo c-bet con AK e l’oppo spinge all-in, le sue mani possono verosimilmente essere:

AK -> split
AQ – vinciamo
AJ -> vinciamo
AT -> vinciamo
A9 -> perdiamo
A8 -> vinciamo
A7 -> vinciamo
A6 -> vinciamo
A5 -> vinciamo
A4 -> vinciamo
A3 -> vinciamo
A2 -> perdiamo
22 -> perdiamo
99 -> perdiamo

Senza informazioni sull’avversario, escluderei dei call pre-flop ai raise seguiti da un push con mani come 92 o KK. Sul range ipotizzato ci sono 4 mani contro le quali siamo dietro e 9 mani contro le quali siamo avanti. E’ vero che AQ ha degli out per superarci, ma anche noi abbiamo degli out per superare A9. Nel complesso è chiaro che andare rotti sia la mossa +EV da fare. Capiterà che per 10, anche 15 volte di fila, il vostro AK perde contro doppia coppia o set. Dovete mantenere i nervi saldi e continuare a giocare correttamente forti del fatto che alla fine la matematica e la statistica vi daranno ragione. I programmi si statistica come Holdem Manager, sono molto utili anche per trovare queste convinzioni. Usando i filtri è possibile vedere le volte che siamo andati all-in al flop con TPTK e verificare se nel complesso abbiamo preso o guadagnato value.
Abbiamo parlato di cosa fare con AK, ma la stessa cosa è valida anche per le altre mani se formiamo una top pair o una overpai. Sono molto più complesse da giocare le mani che floppano un punto medio. Se rilanciassimo con AQ e il flop presentasse un K oltra alla nostra Q, dobbiamo essere sempre propensi a fare una c-bet ma dobbiamo arrenderci se incontriamo resistenza.
Ci sono dei rari casi in cui fare una seconda puntata può risultare profittevole. Supponiamo di aver rilanciato col nostro AK e al flop escono 5T2 con T e 5 di fiori. Se sulla nostra c-bet un solo avversario dovesse fare call, possiamo supporre che questo sia su un progetto o abbia un punto debole. In questo caso una nostra seconda puntata su turn blank potrebbe consegnarci il piatto, così come addirittura una terza puntata se anche il river fosse blank. Con due carte dello stesso seme sul flop, è molto raro che l’avversario faccia solo call con punti forti coma AT o set o doppia. Le due carte dello stesso seme dovrebbero invogliarlo a proteggere il punto. Facendo queste considerazioni, è molto probabile strappare il piatto dimostrando forza anche se non abbiamo nulla in mano.

Fino ad ora abbiamo parlato di piatti in cui eravamo noi gli aggressori, ma cosa fare se non siamo noi gli aggressori?
Se nel piatto c’è più di un avversario dobbiamo continuare a giocare solo se abbiamo legato solidamente al flop facendo un set, oppure una TPTK oppure una over pair alta. Se abbiamo chiamato che 99 non dobbiamo essere felici di andare rotti sul flop come 268r perché gli avversari potrebbero avere una coppia più alta, oppure un set, oppure tanti out per superarci. Con le coppie medio basse, meglio giocare con prudenza. Gioco sempre aggressivamente una over pair se questa è QQ+.
In piatti con un solo avversario possiamo comportarci diversamente solo se abbiamo posizione. Supponiamo che C.O. rilancia 3x e noi facciamo call con JJ da bottone. Sappiamo che C.O. farà una c-bet su molti board, percui, con board che presentano al massimo una sola carta sopra la nostra coppia, possiamo pensare di fare call alla c-bet per vedere che farà al turn sfruttando il nostro vantaggio posizionale. Se al turn l’avversario non dovesse puntare, probabilmente siamo in testa, tuttavia, preferisco fare check e vedere il river. Il motivo è che se siamo in testa davvero, l’avversario avrà pochi out per superarci. Inoltre, dimostrando debolezza al turn, possiamo indurre un bluff al river prendendo value aggiunto. In questo modo minimizziamo le perdite impedendo all’avversario di fare un check raise al turn che ci costringerebbe ad un fold, e prendiamo più valore da mani che battiamo e da bluff. Naturalmente al river chiamiamo la bet dell’avversario, oppure checkiamo se l’avversario propone di nuovo un check. Il motivo di quest’ultimo check è che, dopo due check dell’avversario, raramente ci saranno mani peggiori disposte a pagarci, percui non abbiamo motivi per puntare.

Bene, per questo articolo è tutto, il gioco post-flop è molto difficile e ogni situazione andrebbe valutata a parte, tuttavia spero di avervi dato degli spunti interessanti sui cui riflettere e sui quali lavorare, oltre a delle utili linee guida.

Buon Poker a Tutti!

Il Druido – Salsa-vb

(tratto da ildruido.it e pubblicato su The Player - www.theplayer.it - di Aprile, non perdetevi il numero di Giugno contenente Poker MindSet parte 1)